Aprile 21, 2024
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di Silvia Zanetti

(Considerazioni a margine di un anno scolastico appena concluso)La scuola finisce o la scuola è finita?

La domanda di base che anima in questi giorni molte delle discussioni interne al nostro sindacato Fensir-SADOC è fondamentalmente questa: la scuola finisce o è finita? con tutte le implicazioni per il futuro che questo dubbio porta con sé per coloro che nell’istituzione scolastica ancora credono.

Concluso questo primo anno di ritorno alla normalità dopo la pandemia, l’anno in cui finalmente siamo tornati a guardare in faccia i nostri alunni e alunne, alcuni problemi latenti ma ancora irrisolti della scuola italiana, sono balzati davanti agli occhi di tutti noi con feroce evidenza, anche tramite incresciosi fatti di cronaca.
Ragazzi e ragazze sempre più angosciati dall’ansia (uno dei mali peggiori che affliggono la nostra scuola), docenti in burn out per il sovraccarico di lavoro e come se non bastasse nuove e pesanti richieste da parte del Ministero, che sempre più considera l’istituzione scolastica come un contenitore da riempire, ma non si rende conto che è ormai saturo e rischia di scoppiare o fare acqua da tutte le parti. Ci riferiamo in particolare all’introduzione del docente tutor, che anche se non era esigenza prioritaria della nostra scuola, è stata fortemente voluta dal ministro Valditara ma ha prodotto diverse polemiche fra i docenti, che per la maggioranza non hanno accolto con favore questa novità, ed anzi in certi casi l’hanno apertamente osteggiata, firmando mozioni collegiali di protesta, come in alcune scuole di Padova e provincia.

Questo è stato anche l’anno di pesanti aggressioni ai docenti, come il clamoroso caso della docente accoltellata da un suo studente in un istituto di Abbiategrasso, culmine di un fenomeno sempre più diffuso di gravi attacchi agli insegnanti, vittime di aggressioni verbali e anche fisiche, contro cui il Ministro si è già espresso con una nota ministeriale  e manifestando l’intenzione di ricondurre questi casi sempre più frequenti alla competenza dell’Avvocatura di Stato.
Una tendenza che potrebbe essere combattuta in primis rimettendo al centro l’importanza e la valorizzazione (anche stipendiale) del ruolo del docente, riportandolo a fare ciò per cui è stato formato e cioè INSEGNARE e contemporaneamente educando i giovani al rispetto dei propri educatori e a vivere e capire la complessità del mondo contemporaneo, senza diventarne loro stessi vittime. 

Insomma, il bilancio finale è quello di una scuola pubblica sempre più impaurita e vacillante, che si arrabatta come può tra le richieste di una società complessa e di famiglie sempre più disorientate, che spesso sfogano le loro frustrazioni sui docenti o riversano su questi i loro problemi e quelli dei figli.

La collaborazione tra scuola e famiglia e il rispetto dei reciproci ruoli diventa quindi fondamentale in vista di una serena crescita umana e culturale degli alunni e delle alunne e di un proficuo processo di apprendimento. Spesso però, come si è visto nella cronaca scolastica, questa comunicazione è caratterizzata da una pesante tensione emotiva, incomprensione e addirittura aggressività. Uno degli obiettivi per il futuro sarà quindi riportare nelle scuola un sano dialogo tra scuola e famiglia, contraddistinto da una collaborazione costruttiva e una comunicazione assertiva per rendere l’alunno consapevole dei propri diritti, ma anche dei propri doveri, promuovendo una cooperazione che stemperi sul nascere eventuali motivi di conflitto (si spera che in questo il ruolo dei docenti tutor possa essere decisivo).

Per il futuro della scuola di ogni ordine e grado, auspichiamo poi  che gli stessi docenti, nonostante tutte le difficoltà che gravano su di loro e sull’istituzione scolastica, sappiano misurarsi sul campo a testa alta, scommettendo in una innovazione professionale e sindacale che li renda non solo partecipi, ma anche artefici di un progetto condiviso e democratico, di cui diventino protagonisti per contribuire al meglio alla valorizzazione dei propri alunni e alunne e all’educazione delle nuove generazioni.

Buone vacanze a tutti i docenti!  (anche se molti di noi ancora stanno lavorando..)

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