Aprile 21, 2024
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di Roberta Granata*

Sta per chiudersi la finestra temporale che consente alle Università di accreditarsi per erogare i tanto attesi percorsi abilitanti da 30, 36 e 60 cfu, ma ci sono alcuni aspetti della riforma che non  convincono.

Innanzitutto i costi. Nonostante si siano promesse quote di partecipazione “calmierate”, è incontrovertibile che, come accade per il TFA sostegno, anche in questo caso gli Atenei faranno cassa sugli abilitandi.

Gli importi di partecipazione, infatti, partiranno da una base di 2000 euro, quota non propriamente popolare. Il governo, che ha varato il lasciapassare a luglio, col decreto Infrazioni, ha poi definito alcuni (ma non tutti) aspetti operativi nell’allegato B del DPCM del 4 agosto . Nel testo viene definito infatti, tra l’altro, che i 30 cfu dovranno essere completati entro il 28 febbraio  e i 60 cfu entro il 31 maggio 2024; ragionando sul  fatto che almeno fino a gennaio i corsi probabilmente non saranno attivati, si paventerebbe davvero una manciata di settimane per l’erogazione dei corsi. Questo ci lascia molte perplessità , perché molti dei partecipanti sono impegnati in cattedra e a gran parte di loro risulterà difficile partecipare in modalità sincrona o al tirocinio (si pensi a chi lavora anche in fascia pomeridiana e serale) e per tutti i giorni della settimana. Ricordiamo infatti che il 15 novembre scadono le domande per le 150 ore per il diritto allo studio e che quindi, se non saranno riaperte le iscrizioni, non sarà possibile fruirne.

Altro aspetto che non paga appieno le linee guida che l’ANVUR, dalle quali si legge “Le istituzioni potranno erogare percorsi formativi da 30 o 36 CFU solo a seguito dell’accreditamento del relativo percorso formativo da 60 CFU.” In tal senso si potrebbe dedurre che saranno attivati prima i percorsi da 60 cfu e solo in seguito quelli da 30 o 36 (riducendo così ulteriormente i tempi per chi parteciperà a questi ultimi).

Il Sindacato Fensir Sadoc, facendosi carico delle richieste dei propri iscritti, ma anche di tutto il corpo docenti interessato, chiede quindi che questi aspetti vengano ulteriormente precisati: il timore è quello di ritrovarsi in un Far West formativo dove ogni Ateneo procederà secondo i propri canoni. La corsa non è ancora iniziata, e già c’è chi scalpita ai nastri di partenza.

Segreteria Nazionale, segretaria provinciale SADOC Milano-Monza

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